venerdì 5 luglio 2013

VENETO FESTIVAL 2013 (43° Festival Internazionale G. Tartini) - VENERDI 26 LUGLIO 2013 – ore 21


VENETO FESTIVAL 2013
(43° Festival Internazionale G. Tartini) 
“I SOLISTI VENETI” 
diretti da CLAUDIO SCIMONE 
SAN POLO DI PIAVE – CASTELLO PAPADOPOLI GIOL 
VENERDI 26 LUGLIO 2013 – ore 21 

 PROGRAMMA MOZART
“Eine kleine Nachtmusik” K 525 VIVALDI
Concerto in la minore RV 419 per violoncello e archi GLUCK da “Orphée et Eurydice”
“Danza degli spiriti beati” per flauto e archi BOTTESINI Fantasia su “La Sonnambula” di Bellini per contrabbasso e archi ROSSINI Terza Sonata per archi in do maggiore CHOPIN.
Variazioni su un tema della “Cenerentola” di Rossini per ottavino e archi PAGANINI.
Variazioni sul “Carnevale di Venezia” op. 10 per violino e archi.

Le architetture incantate di uno storico castello veneto disegnato nell’Ottocento dalla mano di un architetto ispirato dal gotico inglese saranno l’affascinante cornice del prossimo concerto del
“VENETO FESTIVAL 2013” (43° Festival Internazionale G. Tartini)
previsto per VENERDI 26 LUGLIO 2013 alle ore 21
a SAN POLO DI PIAVE nel CASTELLO PAPADOPOLI GIOL
Organizzato in collaborazione con la REGIONE DEL VENETO, con la PROVINCIA DI TREVISO - RETEVENTI CULTURA, con il COMUNE DI SAN POLO DI PIAVE e naturalmente con il CASTELLO PAPADOPOLI GIOL.
La manifestazione avrà quali assoluti ed attesissimi protagonisti “I SOLISTI VENETI” diretti da Claudio SCIMONE, l’orchestra italiana più famosa nel mondo, in procinto di celebrare con la gioia e l’entusiasmo che la contraddistinguono sin dalla fondazione il cinquantacinquesimo anno di attività. Più di mezzo secolo lungo il quale hanno diffuso i grandi capolavori musicali italiani in ogni paese del mondo non solo con i loro sempre applauditissimi concerti ma anche con una prodigiosa attività di produzione discografica che oggi conta quasi cinquecento titoli. Italianissimi nello stile, nelle scelte, nella composizioni dei loro immancabilmente emozionanti programmi, “I Solisti Veneti” amano spaziare con la libertà dei veri artisti nel grande repertorio classico di ogni epoca, e così faranno la sera del 26 luglio a San Polo di Piave, presentando un programma intitolato NEL CASTELLO DI FIABA e suggestivamente librato tra melodia e spettacolare virtuosismo strumentale. Ecco quindi la più celebre serenata mozartiana – “Eine kleine Nachtmusik” (“Piccola serenata notturna”) K 525 – scelta per aprire una serata musicale il cui caleidoscopico programma proseguirà con un affettuoso omaggio al genio veneto di Antonio Vivaldi del quale sarà interpretato il Concerto in la minore RV 419 per violoncello e archi. Furtivo ed ammiccante il successivo richiamo al classicismo mitteleuropeo del secondo Settecento, visto da una prospettiva inconsueta: quella dell’operismo viennese di Gluck trapiantato a Parigi per volere di Maria Antonietta. E’ il caso del terzo brano in programma: la delicata “Danza degli spiriti beati” tratta dall’Orfeo ed Euridice di Gluck, che per la sua versione parigina del 1774 (la versione viennese era del 1762) assunse il titolo di Orphée et Eurydice arricchendosi di vivaci danze. Sarà infine il momento elettrizzante del grande virtuosismo, inaugurato dal più grande virtuoso di contrabbasso dell’Ottocento italiano – Giovanni Bottesini – del quali i bravi “Solisti” eseguiranno la Fantasia su “La Sonnambula” di Bellini per contrabbasso e archi avviando un’escalation travolgente che passando attraverso le Variazioni per ottavino e archi che Chopin scrisse sul tema del rondò finale della Cenerentola di Rossini si concluderà trionfalmente con le acrobatiche Variazioni per violino e archi sul “Carnevale di Venezia” di Paganini. Al centro della serata una delle più divertenti pagine strumentali di Rossini: la Terza Sonata per archi in do maggiore che il compositore pesarese scrisse a soli tredici anni durante un periodo di villeggiatura con alcuni amici. Difficile resistere al racconto che Rossini stesso lasciò della composizione di queste Sei Sonate orrende da me composte alla villeggiatura (presso Ravenna) del mio amico mecenate Agostino Triossi all’età la più infantile non avendo preso neppure una lezione di accompagnamento; il tutto composto e copiato in tre giorni, ed eseguito cagnescamente dal Triossi, dal Morini, dal fratello di questi e da me stesso che ero – per dir vero – il meno cane. Orrende? Tutt’altro: autenticamente geniali, si vorrebbe dire, e probabilmente così pensava anche il loro Autore che invece di gettarle le conservò e perfezionò, lasciando sei capolavori di camerismo che ancor’oggi si suonano con straordinario piacere di chi suona… e ancor maggiore di chi ascolta! Il “VENETO FESTIVAL”, spettacolare evoluzione artistica del Festival Tartiniano, giunge quest’anno alla sua quarantatreesima edizione, confermando la propria vocazione all’esaltazione e alla diffusione del ricchissimo patrimonio musicale di tutti i tempi. Inauguratosi a Padova lo scorso aprile il Festival ha già presentato e ancora presenterà al pubblico un vasto e multiforme calendario di concerti, itinerando nei luoghi artisticamente più interessanti del Veneto e delle regioni limitrofe. Le numerose manifestazioni del Festival, caratterizzate dall’esecuzione di opere celebri e amate ma anche di pagine musicali bellissime e talvolta meno note, si arricchiscono frequentemente della presenza di artisti di fama internazionale appositamente invitati per conferire ampiezza e splendore ad una serie di appuntamenti già di per sé eccezionale e a consolidare la fama di un Festival che, per valore culturale e artistico, sin dalla sua fondazione ha oltrepassato le soglie del Veneto e dell’Italia per conquistarsi la più meritata considerazione fra i più prestigiosi e qualificati Festival Internazionali d’Europa.

BIGLIETTI: INTERI
€ 16,00 – RIDOTTI € 12,00. Biglietti a SAN POLO DI PIAVE presso Biblioteca Comunale (Via Papa Luciani, 18 – tel. 0422 206078); a ODERZO presso Libreria Becco Giallo (Via Umberto I, 29, tel. 0422 712472); a CONEGLIANO presso Libreria Quartiere Latino (Via XI Febbraio, 34 – tel. 0438 411989) e Libreria Canova (Via Cavour, 6 - tel. 0438 22680) e a PADOVA presso Ente Veneto Festival (Piazzale Pontecorvo, 4/A – tel. 049 666128).

I Solisti Veneti
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Barbara Braghin
barbarabraghin@live.it


mercoledì 19 giugno 2013

Associazione Veneti a Roma: delizie e brindisi per l'estate


Il Presidente Claudio Modena e il Prof. Lino Turatti


L'attrice Renata Zamengo e la blogger Barbara Braghin


L'On. Marco Marcoli, il Presidente Claudio Modena, il Dott. Daniele Franco

Giovedì scorso, presso la sede dell’Associazione dei Veneti a Roma, si è svolta la cena di “Benvenuta Estate”. Gli ospiti, tutti veneti, su invito del Presidente Claudio Modena, hanno passato una bella serata iniziata con la Benedizione del Gonfalone della Regione Veneto, di Monsignor Emilio Silvestrini, di Basalghelle di Mansuè, Treviso, canonico della Basilica Papale Santa Maria Maggiore di Roma. La serata, ricca di risate e contenuti, era presenziata da un centinaio di persone, tra le quali l’On, Marco Marcolin, deputato della Lega Nord e Sindaco di Cornuda; l’imprenditore trevigiano Christian Daniele; il ragioniere generale dello Stato Daniele Franco con la moglie Laura; la scultrice Emanuela Minutolo; la Presidente dell’Associazione Italia Brasile Clelia Zuliani; il commercialista prof. Lino Turatti consulente tecnico del Tribunale di Roma che ci ha letto tre poesie da lui scritte; l’attrice di Venezia Renata Zamengo che ci ha proposto degli spezzoni teatrali in dialetto veneto; la blogger Barbara Braghin; il Presidente dell’Associazione Veneti del Lazio Alberto Panzarini e tanti altri personaggi illustri. In ricordo di questa bella serata, il Presidente Modena, ha omaggiato qualche ospite del diploma dell’Associazione dei Veneti a Roma.

Barbara Braghin 

www.barbarabraghin.com
barbarabraghin@live.it

sabato 15 giugno 2013

Luca Argentero, Eva Herzigova, Claudio Amendola, Pippo Delbuono nel film "Cha Cha Cha"







La bellissima top model Eva Herzigova, che doveva essere la bionda di Hitchcock, una via di mezzo tra Grace Kelly e Kim Basinger ha detto il regista Marco Risi che ricorda l’incontro a Londra con la top model: “Ci siamo visti in un albergo vicino a dove lei abita. Abbiamo provato alcune scene, in particolare quella dove è distrutta dal dolore e lancia i fogli per aria. E lì, o confesso, mi sono innamorato pazzamente di lei”. Scherza anche Claudio Amendola, di ritorno al cinema dopo tanti successi televisivi: “Noi tutti, invece, lo eravamo già”. Nel film, Amendola, interpreta un poliziotto dal volto ambiguo, uno che non si capisce mai bene da che parte stia davvero: “Marco mi ha regalato questo personaggio doppio, un personaggio che si svela a poco a poco, con un finale davvero sorprendente. Posso dire solo di essere felice di far parte di un film così bello e sentito”. Il nudo integrale di Luca Argentero - Nel cast anche Pippo Del Bono, nel ruolo di un cattivo: “Ho attinto un po’ al lato oscuro che sta dentro ognuno di noi. Tutto qui. Di certo non sono tra quegli attori fissati con il metodo Strasberg, quelli che per interpretare un matto si chiudono te mesi in un reparto psichiatrico”. La scena di cui si parlerà di più coinvolge però Luca Argentero, vittima di un pestaggio particolarmente crudo e realistico nel quale si ritrova completamente nudo e indifeso in balia di tre uomini. 

Roma ai nostri giorni. Non è la Roma piaciona, sonnolenta e pigra. E’ la Roma cinica e grigia degli intrighi, gli affari sporchi, le intercettazioni. Le indagini di Corso (Luca Argentero) partono da un incidente stradale che coinvolge un ragazzo di sedici anni. Tutto lascia pensare che si tratti di un incidente ma Corso non ne è convinto. Lo stesso giorno viene ritrovato il cadavere di un ingegnere che avrebbe dovuto dare il via all’appalto per un mega centro commerciale nei pressi dell’aeroporto. I due fatti sembrano lontanissimi uno dall’altro. Ma non è così. Michelle (Eva Herzigova), la madre del ragazzo, è una donna bellissima, ex attrice, che vive nel nostro paese da diciotto anni e ha avuto una relazione con Corso molti anni prima. Ora è legata ad un uomo molto potente, l’ avvocato Argento (Pippo Delbono), uno di quelli che lavorano nell’ombra e che decidono le sorti del Paese. Michelle, Corso, l’Avvocato. Attorno a questi personaggi ne ruotano altri: l’intercettatore, il fotografo degli scandali e soprattutto l’Ispettore Torre (Claudio Amendola), ex collega di Corso che indaga ufficialmente sugli stessi casi…

Barbara Braghin

giovedì 30 maggio 2013

VINCE UNA CLASSE DI ROVIGO IL CONCORSO FOTOGRAFICO “SCATTA L’AMBIENTE”. PER LE SCUOLE SUPERIORI






La Regione, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto, ha promosso il Concorso fotografico “Scatta l’Ambiente” per sensibilizzare il mondo della scuola e i ragazzi sui principali temi ambientali inerenti la tutela e la salvaguardia del territorio regionale.
L’iniziativa si colloca fra quelle realizzate nell’ambito della “Settimana dell’Ambiente Veneto” (che si è svolta dal 16 al 24 marzo) con l’obiettivo di incrementare le conoscenze sulle principali azioni svolte dalla Regione per la tutela delle risorse naturali del Veneto e per uno sviluppo ecosostenibile. La premiazione si è svolta oggi nella sede Grandi Stazioni della Regione a Venezia, alla presenza dell’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte, del vicepresidente della commissione ambiente del Consiglio regionale Claudio Niero, della giuria presieduta dal prof. Manlio Piva dell’Università di Padova e della dirigente Francesca Sabella dell’Ufficio Scolastico Regionale.
Le classi vincitrici sono:
• per le scuole primarie la classe III dell’Istituto Pietro Caliari – IC 16 Valpantena (VR), a cui è stato assegnato un premio di 1700 euro;
• per le scuole secondarie di primo grado la classe III B della scuola media Zanellato di Monselice (PD), a cui è andato un premio di 1650 euro;
• per le scuole secondarie di secondo grado la classe II F dell’ITIS “F. Viola” di Rovigo, con l’assegnazione di 1650 euro. La Commissione valutatrice ha inoltre deciso di segnalare altre due classi: la classe IV C della Scuola Primaria Diego Valeri – Istituto Comprensivo Ilaria Alpi di Favaro Veneto (VE) e la classe II E dell’Istituto per Geometri Belzoni di Padova.
L’assessore Conte ha fatto presente che durante la Settimana dell’ambiente sono state organizzate molteplici visite sul territorio in impianti e strutture collegate alla tutela dell’ambiente e a rendere più sicuro e vivibile il territorio veneto. Le iniziative realizzate hanno avuto ottimo riscontro in quanto, oltre a visite di singoli privati, hanno visto la partecipazione di una cinquantina di scuole, con un centinaio classi per un totale di oltre 2300 alunni e relativi insegnanti.
Parallelamente è stato indetto il concorso fotografico”Scatta l’ambiente” che ha visto coinvolte 23 classi di scuole di ogni ordine e grado, con l’invio di fotografie degli impianti visitati accompagnate da interessanti riflessioni su concetti come tutela dell’ambiente, riciclaggio, risparmi energetico. La foto realizzata dalla classe II F dell’ITIS “F.Viola” di Rovigo si intitola “La Natura e l’Arte ringraziano”
La giuria ha assegnato il premio con la seguente motivazione: “La fotografia rappresenta un elemento armonico, la scultura fatta con materiali di scarto, in un luogo dedicato ai rifiuti che torna così a rivivere. L’arte rappresenta il gesto finale del rispetto dell’ambiente recuperando e donando nuova vita a ciò che è stato scartato, il rifiuto”.
La foto è stata realizzata nella discarica di Sant’Urbano (PD).

BARBARA BRAGHIN

mercoledì 29 maggio 2013

Barbara Braghin riceve il Net Parade Awards per il suo sito di qualità



Barbara Braghin, la blogger di tendenza, inviata di diverse testate e cabarettista, ha ricevuto il Net Parade Awards, il Premio di qualità per il suo sito internet.

Ecco il link dell'attestato:

Ecco il link del sito:

Complimenti per tante iniziative e creatività.

La Redazione



giovedì 23 maggio 2013

Roberta Maresci e il suo libro "Raffaella Carrà"


Diva Universal (Sky – Canale 128), in collaborazione con la casa editrice Gremese, firma una nuova operazione editoriale, la collana di monografie “Donne nel mito”, una serie di volumi dedicati a cinque grandi donne: Raffaella Carrà, Anna Magnani, Coco Chanel, Edith Piaf e Maria Callas. Dopo il successo dei mini documentari dal titolo omonimo che il Canale produce in esclusiva fin dal 2008 e che raccontano le donne che hanno fatto la storia (Oriana Fallaci, Madre Teresa di Calcutta, Elisabetta II, Ada Ascarelli Sereni, Palma Bucarelli, Ilaria Alpi, Anna Frank, Marie Curie e molte altre), non poteva mancare un salto del Canale nel mondo dell’editoria con una collana dall’inconfondibile stile Diva Universal. Da giugno “Donne nel mito – Raffaella Carrà” sarà disponibile nelle migliori librerie d’Italia, pubblicati dalla Gremese. Scheda libro "Raffaella Carrà" di Roberta Maresci (Gremese Editore - Diva Universal, pag. 160, euro 12,90) Da ragazza forte di coscia a nostra signora della tv. La storia di Raffaella Carrà è quella di un ombelico alla bolognese che ha rivoluzionato il costume. Di un caschetto d’oro, di un nome d’arte e di un pianerottolo romano, dove si affacciano le case dei suoi ex: Gianni Boncompagni e Sergio Japino. Soci e amici. Perché lei non si è mai sposata, ritenendo “il matrimonio come la Divina Commedia al contrario: prima viene il Paradiso, poi il Purgatorio e infine l’Inferno”. Discendente del «Passator Cortese», alla soubrette dei due mondi sono bastati tre minuti per diventare famosa nel programma “Io Agata e tu”: “Ho ballato come nessuna aveva mai osato, ho rotto gli schemi, ho inventato lo show. In Rai erano sconvolti e, il giorno dopo, anche mia madre mi ha chiamato per chiedermi se ero veramente io”, ricorda la Raffa nazionale. Che poi ha avviato la stagione dei miniquiz televisivi all’ora di pranzo, diventando la signora dei fagioli e coniando il termine “aiutino”. Il suo sogno? “Diventare coreografa come Maurice Béjart, e avere dei figli, ma quando il desiderio di un bimbo è arrivato, il mio corpo non ce l’ha fatta”. Viaggio nella vita della donna più amata dagli italiani tra vestiti, parole, desideri, politica, religione, scaramanzia, canzoni e televisione.

BARBARA BRAGHIN

giovedì 25 aprile 2013

Un castello di numeri tra kaballah e matematica



In occasione di Primavera in Castello 2013, dal 13 al 28 aprire ha luogo la mostra di Tobia Ravà Un Castello di numeri tra kabballah e matematica al Castello di Roncade (TV), della Baronessa Ilaria e del Barone Vincenzo Ciani Bassetti, con il patrocinio della Provincia di Treviso e del Comune di Roncade, Sua Eccellenza, Associazione Ville Venete, Wigwam Club Giardini Storici Venezia, Istituto Italiano dei Castelli, Studio LT2 Edizioni, PaRDeS – Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea e Concerto d’Arte Contemporanea-Associazione Culturale. La mostra Un Castello di Numeri di Tobia Ravà crea attraverso le opere, realizzate con un lettere ebraiche e numeri, un dialogo suggestivo con l’ambiente e l’atmosfera elegante e al contempo famigliare che si respira al castello di Roncade, una delle più caratteristiche testimonianze della cultura rurale della società veneta, dimora da sempre chiamata il "Castello", in realtà una particolare villa veneta cinta da mura medievali. Sono esposte vele con soggetti architettonici mediterranei, lavori su alluminio specchiante con boschi, sculture in bronzo e terracotta raffiguranti animali. Sia le composizioni architettoniche, sia quelle a soggetto naturalistico si legano strettamente al luogo espositivo: le prime al prospetto rinascimentale della villa, alle mura, alle sculture, alla cantina e alla bottaia, testimonianze della civiltà di villa, le seconde presentano fiumi e canali, in un rimando continuo tra le opere ed il paesaggio con la campagna veneta che si vede al di là delle mura, dove il rigore prospettico dei pioppeti dipinti fa pendant con la geometria dei vigneti. Tobia Ravà, dopo aver sperimentato molti percorsi creativi inerenti al rapporto arte e scienza, dal 1998 ha avviato una ricerca legata alle correnti mistiche dell’ebraismo: dalla kabbalah al chassidismo, proponendo un nuovo approccio simbolico attraverso le infinite possibilità combinatorie dei numeri. La logica letterale e matematica, che sottende le opere di Ravà, è intesa come codice genetico e raccoglie elementi sia filosofici sia linguistici che vanno a costituire una sorta di magma pittorico fatto di lettere e numeri, che si cristallizzano sulla superficie “grandangolata” di vedute di canali e boschi. Le sue opere sono costituite per lo più con un punto di vista centrale o laterale, apparentemente costruito sull'impianto prospettico rinascimentale, come nella serie dei boschetti, formati dai filari di pioppi ordinati con la stessa logica dei dipinti a soggetto architettonico, ma le lunghe prospettive invece di formare profondi coni visivi danno luogo ad una visone allargata, “ad imbuto” per effetto del grandangolo. Se gli artisti rinascimentali cercavano la bellezza ideale nelle geometrie attraverso i rapporti numerici per raggiungere equilibrio ed armonia, misura e ordine, Tobia Ravà sviluppa un percorso simbolico a rebus costruito su piani di lettura diversi attraverso la ghematrià, criterio di permutazione delle lettere in numeri in uso fin dall’antichità nell’alfabeto ebraico, secondo cui ad ogni lettera corrisponde un numero, così ogni successione alfabetica può considerarsi una somma aritmetica. L’artista ricrea i luoghi del reale servendosi di un linguaggio codificato riferito ai numeri relativi alla traslitterazione ghematrica delle 22 lettere che compongono l’alfabeto ebraico, che hanno appunto un significato etico, spirituale e numerologico, metafora di una disgregazione attraverso le scintille di un Big Bang ancestrale. Egli fa riferimento alla presenza di un invisibile legame tra le cose ed al pensiero sincronico della tradizione ebraica, secondo il quale quello che è successo in passato, attraverso la memoria, viene rivissuto dal singolo nel presente. Da qui l’importanza della storia e l’alto valore della memoria per l’avvenire. Questo intreccio affascinante tra presente, passato e futuro, tra natura e cultura, viene non solo intuito e riconosciuto dall’artista, ma anche visualizzato attraverso seducenti immagini fatte di forme, colori, lettere e numeri, che costituiscono quella foresta di simboli che si cela dietro il reale. L’approccio alle sue opere avviene per gradi: vi è un primo livello di lettura, semplice, letterale (Peshat), poi quello allusivo, deduttivo (Remez), quello induttivo, dell’esposizione (Darash), e infine quello esoterico e segreto (Sod). Le iniziali dei diversi livelli di lettura danno origine alla paola PaRDeS che secondo la tradizione significa frutteto, giardino, e in senso più ampio paradiso. Si possono assaporare le opere da lontano e godere dell’impressione di una visione d’insieme, per fermarsi all’impatto emotivo, oppure andare oltre e tuffarsi a capofitto nella decriptazione dell’ossessivo intrico di lettere e numeri. “L’ultima decodificazione” si sofferma sull’aspetto costruttivo dei numeri e della sequenza di Fibonacci, in una calcolata sintesi tra immagine e contenuto. Come afferma lo stesso artista, infatti non è necessario che il fruitore conosca tutti i passaggi costitutivi dell’opera, ma che l’opera colpisca, crei un’emozione. L’opera di Tobia Ravà si lega a quella dei surrealisti “nel mettere l’arte al servizio della mente e attribuirle un valore iniziatico” (Arturo Scvhwarz), ma anche agli aspetti della mistica ebraica, partendo dall’origine, quando secondo lo Zohar, “ein-sof”, l’infinito (ossia l’essenza del divino) contemplava l’alfabeto ebraico considerandolo il progetto della Creazione. L’artista deve fare il vuoto come nella teoria luriana dello Tzim Zum, per permettere alla futura opera di nascere. Le sue immagini di architetture, boschi e animali presi dalla realtà, attraverso un processo di sublimazione, assurgono quindi a luoghi simbolo dello spirito. Le opere più recenti riportano elementi archetipali della cultura ebraica e si sviluppano attraverso sequenze numeriche riferite ad un linguaggio cosmologico universale, poiché attraverso i concetti base della kabbalah (“tradizione” e anche “ricezione”, indica la tradizione mistica del pensiero ebraico), si può arrivare ad un percorso etico-filosofico, legato al pensiero di Itzachq Luria, al contempo antichissimo e moderno, per una nuova lettura in chiave etica dell’agire nel mondo contemporaneo.

BARBARA BRAGHIN